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Quanti artisti messicani conosci oltre a Frida Kahlo?

Se sei diretto in Messico e non vuoi perderti un’interessante conversazione sull’arte, appuntati i nomi di questi 10 artisti (di cui cinque contemporanei) che devi assolutamente conoscere.

Murali, perfomance art e arte moderna messicana

Con 127 milioni di persone e una superficie di quasi 2 milioni di km2, possiamo dire senza esitazione che il Messico è un paese sconfinato, densamente abitato. Per questo motivo, e perché la sua ricchezza culturale è infinita tanto quanto il territorio che occupa –secondo gli ultimi dati dell’Istituto Nazionale di Statistica e Geografia (INEGI), nel 2015 le attività culturali del paese hanno rappresentato il 2,9% del PIB-, fermarsi solo a una pittrice messicana, l’ammirata e celebre Frida, è un sacrilegio.

Ti presentiamo i 10 artisti nativi messicani che devi assolutamente conoscere –Kahlo compresa- per sembrare un esperto in una conversazione sull’arte messicana.

I murales di Diego Rivera

Grazie alla sua arte e al matrimonio con una delle donne più famose del XX secolo, Diego Rivera (1886-1957) –battezzato con il nome di Diego María de la Concepción Juan Nepomuceno Estanislao de la Rivera y Barrientos Acosta y Rodríguez- si distingue come artista già durante l’infanzia. Dopo aver lasciato sbalorditi i suoi maestri, la prima mostra dell’artista a soli venti anni gli vale una borsa di studi. Arriva in terra spagnola e poi a Parigi, dove conosce la prima moglie.

La creación, il primo murale, risale al 1922. Seguiranno altre opere d’arte, tra cui il noto e polemico El hombre en la encrucijada, commissionato per il Rockefeller Center di New York, che verrà distrutto per aver dipinto Lenin… l’artista era un comunista convinto. Sette anni più tardi convola a nozze con l’artista Frida Kahlo alla quale dedicherà un museo dopo la sua morte, avvenuta nel 1954. Tutto il resto è storia…

Lo sguardo di Frida Kahlo

Chi non conosce Frida Kahlo (1907-1954)? Se hai un vuoto momentaneo e non ricordi chi sia una delle artiste latinoamericane più importanti del XX secolo, fai sempre in tempo a scoprire la sua arte. Vittima della poliomielite e di un grave incidente a soli 18 anni causato dall’autobus su cui viaggiava finito sotto un tram, sfogava le pessime condizioni di salute sui pennelli e sui busti ingessati, costretta ad anni di riposo nel letto di casa senza potersi muovere.

I dipinti saranno il trait d’union con Diego Rivera, con il quale vive nella Casa Azul, oggi trasformata in museo. Qui si possono vedere le sue opere, la maggior parte autoritratti o rappresentazioni della vita così come lei la vedeva dal suo mondo interiore. Con i colori e la particolare tecnica artistica raffigura l’amore per la famiglia e i suoi momenti traumatici, come gli aborti subiti o la colonna vertebrale spezzata.

Rufino Tamayo, il referente

Nato quando il XIX secolo era ormai agli sgoccioli, questo pittore di Oaxaca (1899-1991) è uno dei riferimenti dell’arte messicana del XX secolo, la cui opera ha conosciuto diverse scuole. Dall’impressionismo al cubismo, dal futurismo alla pittura metafisica.

Dopo essersi formato in Messico e consolidato come artista a New York, espone i suoi quadri per la prima volta in Spagna alla fine degli anni 80, dove il Museo Reina Sofía accoglie una delle sue opere più grandi: il murale La naturaleza y artista: la obra de arte y el observador (1943). Tuttavia, e nonostante avesse opere di dimensioni notevoli, la maggior parte dei suoi quadri erano piuttosto contenuti.

Alla fine degli anni 60 l’artista inizia a mettere insieme opere che deciderà di donare, come ha fatto Soledad Lorenzo in Spagna, al museo di Città del Messico che porta il suo nome, per consentire al suo popolo di poterle apprezzarle.

María Izquierdo, la pioniera negli USA

Rivoluzionaria e all’avanguardia per la sua epoca (divorzia dal marito a soli 21 anni), María Izquierdo (1902-1955) lavora a stretto contatto con Rufino Tamayo, con il quale per un certo periodo di tempo condivide non soltanto la professione, ma anche lo stesso tetto.

La solitudine, la donna e la fantasia sono tre dei temi ricorrenti nelle sue opere, gli stessi a spingerla ad allestire la prima mostra individuale nella Galleria d’Arte Moderna di Città del Messico, nel 1929, e, un anno dopo, nel Centro di Arte di New York, diventando la prima artista messicana a esporre nel paese vicino. Diego Rivera, autore dell’introduzione al suo catalogo, la definisce “una delle personalità più affascinanti del mondo dell’arte (…) un valore sicuro”.

L’artista muore a Città del Messico nel 1955.

La ribellione di Carmen Mondragón

Pittrice, poetessa, musa e straordinariamente moderna. Carmen Mondragón (1893-1978), con un’estetica grintosa ancora imitata da molti (era una flapper con i capelli corti e, a quanto dicono, è stata una delle prime donne messicane a indossare la minigonna), era una cara amica di Frida Kahlo e di altre donne artiste con le quali trascorreva intere serate a chiacchierare.

Con uno stile colorista e naïf, Carmen, conosciuta anche con lo pseudonimo di Nahui Olin, usava l’arte per esprimere lo spirito ribelle, sia attraverso i dipinti che con il suo corpo. In diverse occasioni, infatti, ha posato nuda per altri artisti.

Ad agosto del prossimo anno è prevista l’uscita del film Nahui girato da Gerardo Tort, basato sulla storia della Mondragón. “Nahui Olin dovrebbe essere una figura di culto. È più importante di Frida Kahlo”, assicura il produttore del film, Jaime Romandía.

Le riflessioni di Gabriel Orozco

La relazione di Orozco (Jalapa, 1962) con gli oggetti quotidiani, come un auto Citröen DS, uno pneumatico o un pezzo di argilla, è ciò che definisce le opere dell’artista contemporaneo messicano più quotato del momento, che inizia a emergere nel panorama artistico internazionale all’inizio degli anni 90.

Alla ricerca di risposte che formula in ognuno dei suoi quadri, una delle ultime genialità è stata trasformare la galleria d’arte Kurimanzutto in un negozio della Oxxo, la catena locale di negozi a basso costo. Alcuni prodotti, come una bottiglia con il logo dell’artista, è stata messa in vendita a 15.000 dollari.

Damián Ortega e la sua odissea

Nato alla fine degli anni 60 a Città del Messico, gli inizi di questo artista hanno poco a che vedere con l’arte attuale. Disegnatore di vignette politiche nella stampa messicana negli anni 80, la sua creazione artistica dà un colpo di coda fino a trasformare gli oggetti quotidiani, come una normalissima valigia, in creazioni artistiche con una storia alle spalle.

Senza abbandonare il senso dell’umorismo di cui si è servito per disegnare la realtà politica del suo paese, Ortega gioca anche con le parti degli oggetti, che provvede a smembrare per creare sculture immense e ipnotiche alla scoperta di spazi nuovi.

Una delle ultime mostre più importanti risale all’anno scorso, allestita nel Palazzo di Vetro, vicino al Museo Reina Sofía di Madrid.

La natura secondo Daniel Lezama

La visione di Lezama (Città del Messico, 1968) sul Messico non è sempre aderente alla realtà ed è proprio qui che troviamo l’arte di questo pittore che si muove tra la memoria, il sogno e il desiderio. Amante della raffigurazione di corpi nudi e la decostruzione di immagini considerate sacre nel paese, ha tanti detrattori quanto seguaci.

Con una tavolozza più scura che vivace e opere che potrebbero essere murali, il suo tratto non lascia indifferente lo spettatore e nemmeno le scene naturalistiche che ricrea in ogni opera, dove la donna e la terra hanno un ruolo fondamentale nella sua concezione dell’arte.

Il mondo attraverso l’arte di Minerva Cuevas

Rappresentata anch’essa nella galleria Kurimanzutto, l’opera di Cuevas (Città del Messico, 1975) si caratterizza per fare degli oggetti e delle immagini quotidiane delle vere e proprie opere d’arte attraverso le quali invita a riflettere sull’impatto che possono avere le azioni locali nella redistribuzione della ricchezza.

Cuevas non si accontenta di una sola disciplina artistica: raffigura le sue conoscenze e le sue impressioni su dipinti, video, sculture e fotografie. Non solo, tra le sue opere c’è anche un orecchio di cioccolato, con cacao Grano Real Xoconusco, proveniente dallo stato di Chiapas. Ogni cioccolatino può essere acquistato al costo di 431 pesos.

L’arte femminista di Mónica Mayer

Nota per essere una delle pioniere dell’arte femminista in America Latina, Mónica Mayer (Città del Messico, 1954), è anche una delle artiste più riconosciute della sua generazione. Con Maris Bustamante fonda nel 1983 il gruppo d’arte femminista, senza eguali in Messico, “Polvo de Gallina negra”. Sei anni più tardi crea insieme a Víctor Lerma un progetto di arte indipendente e concettuale, noto con il nome di Pinto mi Raya, che ha dato vita a una serie televisiva, a un programma radiofonico, a un libro…

Rompere le definizioni è quello che realmente ama fare Mónica Mayer, che vede nella performance art una delle principali vie di espressione. Lo definisce così nel blog di Pinto mi Raya: “Faccio performance art perché ci sono cose che si possono dire soltanto attraverso questo modo di concepire la vita. La performance art in realtà esiste da prima che sapessi cosa fosse o che avesse questo nome.

Forse nemmeno definirei quello che facevo prima come performance art, ma come uno spazio di libertà nel quale mi permettevo di essere creativa attraverso le mie azioni: mi è capitato di andare a scuola mascherata, come è successo in diverse occasioni alle elementari, o di organizzare alcuni compagni di classe perché interagissero a sorpresa con il pubblico per illustrare una presentazione che avevo creato sui problemi psichiatrici, come è successo alle medie. Va detto che a quei tempi il termine performance art nemmeno si utilizzava, nonostante happening è una parola che ho scoperto da giovane”.